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Chiesa
del SS.Redentore
Tempio
votivo voluto dal Senato per chiedere aiuto divino nel corso
della grave pestilenza che in due anni provocò la morte
di 50.000 abitanti di Venezia. Nel maggio del 1577 si posò
la prima pietra e nel luglio successivo si festeggiò la
fine della pestilenza con una processione che giunse fino
al cantiere dell'edificio in costruzione. La costruzione
fu affidata ad Andrea Palladio, allora l'architetto più
eminente della città. Il posto, alla Giudecca, fu scelto
sia perché situato molto in vista, sia perché era sufficientemente
lontano dal centro della città per giustificare ogni anno
una processione spettacolare fino alla chiesa votiva. La
chiesa del redentore fu terminata in circa 15 anni e, alla
morte di Palladio, i lavori vennero seguiti da Antonio da
Ponte. La facciata è molto sottile ed elaborata con due
nicchie che accolgono le statue di San Marco e San Francesco,
attribuite a Girolamo Campagna. All'interno, la navata rettangolare
è illuminata da ampie finestre scavate nello spessore della
volta. Anche l'altare maggiore è fiancheggiato dalle statue
di San Marco e San Francesco d'Assisi, di Girolamo Campagna.
Il coro, dietro l'altare maggiore, e l'esterno dell'abside,
di fronte al monastero, sono di una semplicità voluta, per
offrire un contrasto con l'imponenza dei resto della chiesa.
Molti i dipinti di scuola veneta dei secoli XVI - XVII come
la "Natività" o la "Resurrezione" di Francesco Bassano,
la "Deposizione" di Palma il Giovane, l'"Ascensione" di
Jacopo Tintoretto, "Battesimo di Cristo" di Paolo Veronese
e molti altri.
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