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Palazzo
Ducale
Il
Palazzo Ducale fu la residenza ufficiale dei dogi di Venezia
e la sede del governo veneziano dal IX sec. alla caduta
della Repubblica, nel 1797. Del primo palazzo bizantino
non resta alcuna traccia visibile. L'aspetto attuale è dato
anche dall'ampliamento intrapreso tra il '300 e l'inizio
dell'400. Palazzo ducale doveva essere simbolo della stabilità
politica e all'indipendenza sovrana della Serenissima e
il suo stile era contrasto con gli austeri palazzi comunali
fortificati costruiti nella stessa epoca nelle altre città
italiane.
Esterno (Palazzo Ducale)
La facciata sul molo è del 1340, doveva accogliere
una sala più ampia del Gran Consiglio e il balcone delle
cerimonie, sormontato da una statua della Giustizia, è di
Pier Paolo e Jacobello Dalle Masegne. Le due finestre inferiori,
sulla destra, appartengono all'antica Sala dei Consiglio.
Sono le sole che conservano dei timpani gotici, le altre
furono distrutti da un incendio. Solo dopo il 1424 il palazzo
ha assunto la forma rettangolare attuale, su progetto di
Bartolomeo e Giovanni Bon, che riprodussero fedelmente l'architettura
gotica dell'edificio anteriore. La finestra centrale, con
balcone, è un'imitazione cinquecentesca della finestra che
domina il molo. Si entra nel Palazzo attraverso la porta
cerimoniale, la Porta della Carta, esempio di architettura
gotico?veneziana, opera di Bartolomeo e Giovanni Bon. Venne
battezzata porta della carta forse alludendo agli archivi
di Stato, allora situati lì vicino. In cima al portale,
la Giustizia, che personifica Venezia. Nelle nicchie laterali,
delle statue rappresentano le quattro virtù che guidano
il governo veneziano: la Forza, la Temperanza, la Prudenza
e la Carità. Il lato est del cortile su cui dà la porta
è stato costruito da Antonio Rizzo, che fu nominato capo
architetto della ricostruzione del Palazzo dopo due gravi
incendi. Le sculture sono state realizzate dalla famiglia
Lombardo. Sul lato che confina con la Basilica, l'arco di
trionfo, Arco Foscari di Antonio Bregno e Antonio Rizzo.
La grande opera di Rizzo in questo Palazzo è stata l'imponente
scala monumentale in cima alla quale venivano incoronati
i dogi e accolti degli ambasciatori importanti. E' chiamata
Scala dei Giganti per le due statue colossali di Nettuno
e Marte, opera di Jacopo Sansovino, simboli della potenza
di Venezia sul mare e su terra.
Interno (Palazzo Ducale)
Alle sale del Palazzo Ducale si accede dal lato sinistro
del cortile, dietro la Scala dei Giganti. Numerosi i dipinti
del palazzo, molti annoverati tra i capolavori di Venezia,
mentre altri hanno solo un interesse dal punto di vista
storico. I quadri, dipinti da artisti veneziani nel Cinquecento,
erano tutti concepiti per servire lo Stato, ovvero per valorizzare
la classe governante patrizia. Molte sale dell'interno del
Palazzo sono state ricostruite dopo che una serie d'incendi
ebbe distrutto le decorazioni gotiche originarie. I quadri,
dipinti da artisti veneziani nel Cinquecento, erano tutti
concepiti per servire lo Stato, ovvero per valorizzare la
classe governante patrizia. Dal primo piano si accede al
piano nobile attraverso la Scala d'Oro disegnata dal Sansovino
e decorata di stucchi da Alessandro Vittoria. Nelle varie
sale dai fastosi soffitti e camini rinascimentali e opere
di Giovanni Bellini, affreschi di Tiziano, di Carpaccio.
Riattraversata la sala delle Mappe, si entra nella sala
degli Scudieri, con due dipinti di Domenico Tintoretto.
La Scala d'Oro prosegue fino al secondo piano nobile, dove
si trovano le sale di riunione delle alte magistrature della
Serenissima. I gradini terminano sull'Atrio Quadrato, che
ha un soffitto di legno dorato decorato dal Tintoretto.
La prima delle sale che vediamo è quella delle Quattro Porte,
costruita da Antonio da Ponte su progetti di Palladio e
Giovanni Rusconi. Il soffitto di Palladio è decorato con
magnifici stucchi e qui troviamo dipinti di Tiziano e Tintoretto.
Nell'Anticollegio, dove ambasciatori e capitani al servizio
della Repubblica attendevano di essere ammessi alla Sala
del Collegio, troviamo un ricco soffitto ornato di stucchi
di Marco del Moro e, alle pareti opere del Tintoretto, Veronese,
Jacopo Bassano. Il collegio era il gabinetto dei governo
veneziano. Comprendeva il doge e i suoi consiglieri personali,
i capi del Consiglio dei Dieci e i senatori che rappresentavano
i tre ambiti d'interesse dei Senato: affari esteri, affari
del continente, affari marittimi. Il soffitto, sontuosamente
scolpito e dorato, è a cassettoni, decorati da Veronese,
mentre alle pareti opere di Tintoretto. Il Senato era il
centro del governo veneziano, in cui si discuteva e si stabiliva
la politica estera, economica, militare e interna ed era
preseduto dal doge. Sul soffitto e sul podio, opere di Tintoretto
e della sua bottega, alle pareti, tele di Palma il Giovane.
A destra del podio, una porta dà sull'antichiesetta, dove
sono conservate le cartelle di Sebastiano Ricci relative
ai mosaici della facciata di San Marco. Nella Sala del Consiglio
dei Dieci, dove si riunivano i responsabili della sicurezza
dello Stato, possiamo vedere i primi affreschi che Veronese
fece a Venezia. Passando la Sala della Bussola e la Saletta
dei Tre Inquisitori si arriva alla Sala d'Arme, una delle
armerie più notevoli d'Europa, assolutamente intatta. Contiene
armi per la difesa del palazzo, armature di prestigio che
venivano assegnate ai patrizi quando si conferiva loro un
comando militare, doni da parte di governi stranieri e qualche
esemplare di armi sperimentali la cui prova fosse stata
autorizzata dal Consiglio dei Dieci. In particolare, nella
prima sala si noterà un'armatura del XVI secolo appartenuta
ai Gattamelata. Nella sala dello Scrutinio, dove avvenivano
le elezioni ai posti più importanti, dipinti sui muri laterali
che evocano le vittorie navali in Oriente, e quelli del
soffitto che descrivono le vittorie riportate sulle potenze
marinare rivali. Sopra il podio, un magnifico Giudizio universale,
dipinto da Palma il Giovane.
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